Vi raccontiamo qui l’origine di tutto. Il punto di partenza dell’intero progetto «En route». Si tratta dell’ex-libris fatto realizzare in Biblioteca Vaticana per distinguere tutti i volumi appartenuti a Cesare Poma, donati alla nostra istituzione da sua madre, Clelia Bona De Fabianis. Reca la data del 1932 e ricorda la morte prematura del console biellese e il gesto generoso della madre superstite.
Forte di questo e altri documenti affini, Eugenia Galateri di Genola, discendente di Cesare Poma ed erede di una parte delle sue collezioni, vivacissima e determinata, negli anni scorsi si è rivolta alla Vaticana per aver contezza del lascito del suo avo, innescando una ricerca interna che non avremmo mai immaginato così vivace e foriera di grandi sviluppi!

I libri a stampa e le riviste posseduti dal console sono risultati tutti presenti, distribuiti nelle nostre varie raccolte, ma tutti contrassegnati dall’ex-libris a inchiostro rosso. Tra i manoscritti si trovano i venti volumi dello schedario onomastico di Poma (Vat. lat. 14304-14324): una impressionante raccolta di migliaia e migliaia di schede nelle quali l’erudito biellese aveva appuntato i diversi cognomi in Italia, registrandone la diffusione geografica e le attestazioni scritte. A volte si tratta di necrologi di giornali, ritagliati e cancellati, in modo da lasciare in evidenza il cognome del defunto e il luogo di attestazione. Tutto apparentemente a posto, catalogato e disponibile alla consultazione, tranne… un misterioso fondo di giornali, che pareva sparito senza lasciar traccia!
Grazie alla determinazione e alle competenze di due colleghi – Andreina Rita e Delio V. Proverbio – il fondo Poma Periodici è riemerso: non tanto fisicamente, ché era ben conservato su alcuni scaffali dei nostri depositi, quanto alla coscienza dell’Istituzione, che ne aveva perso la memoria, tra le centinaia di collezioni che compongono il suo posseduto. Probabilmente, all’origine di questa eclissi è stata l’estrema difficoltà del fondo, che presenta talmente tante lingue, e così varie, da essere quasi impossibile da catalogare. Incredibile? Qui di seguito le famiglie linguistiche attestate dai giornali raccolti da Poma (ognuna delle quali si apre a varietà diverse):
lingue germaniche: esemplari 163, celtiche: 131, romanze: 112, cinese: 111, araba: 104, slave: 94, altaiche: 76, indo-arie: 84, albanese: 32, ugro-finniche: 45, bantu: 24, baltiche: 33, giapponese: 34, austronesiane: 29, native d’America: 14, armena: 22, iraniche: 11, polinesiane: 13
Tra questi 1200 esemplari, poi, non si contano quelli in cui l’alfabeto non coincide con la lingua, rendendo necessari catalogatori versati su entrambi i fronti. Una prova? Ecco qui un giornale stampato in caratteri ebraici, ma che è in realtà bilingue: si tratta dell’esemplare dell’8 dicembre 1899 (= 6 Tevet 5660) del جريده لسان: ولتمزن ملتمزن منفعتين خدمت ايدر فني ادبي رسالة, Djeridei-Lissan, ירידיאי ליסאן, stampato a Costantinopoli, presso Avraham Leon, a partire dall’agosto 1899. Le due colonne ospitano il testo in turco ottomano e in ladino, ossia in giudeo-spagnolo, lingua parlata dai discendenti degli ebrei cacciati dalla Spagna e dal Portogallo nel XV secolo e diffusa tra i sefarditi dispersi per il bacino del Mediterraneo. Non esattamente la cosa più facile da catalogare!
Grazie al sostegno della Maison Dior sarà però finalmente possibile chiamare in Vaticana ricercatori e studiosi in grado di aiutarci a catalogare questo grande fondo, per poi digitalizzarlo e metterlo gratuitamente a disposizione del pubblico sulla nostra piattaforma DVL!