Chi verrà a visitare la mostra, avrà modo di “incontrare”, a metà del percorso espositivo, il console Cesare Poma. Ormai a riposo, riceverà i visitatori nello studio della sua residenza biellese, nel quale spese gli ultimi ventidue anni di vita, una volta ritirato dal servizio diplomatico (1910-1932).






Oggetti appartenuti al diplomatico Cesare Poma. Foto©Biblioteca Apostolica Vaticana
Il suo studio è stato ricostruito e adornato con oggetti che gli appartennero, gentilmente messi a disposizione da alcuni dei suoi eredi: i fratelli Elena, Eugenia, Marco e Gabriele Galateri di Genola. Oggetti che aveva acquistato durante il suo soggiorno a Tianjin (18 aprile 1901-30 luglio 1903) o fatto realizzare appositamente, come un sigillo personale e i biglietti da visita nella lingua del Celeste Impero. Si riconosceranno fasci di documenti cinesi risalenti al periodo in cui Poma si trovò a governare la Concessione Italiana e riceveva quotidianamente quelle “belle buste rosse” vergate in “bei caratteri cinesi”, che avrebbe ricordato spesso, una volta tornato in Italia, con immutata meraviglia. Si potranno vedere (e leggere) i menù collezionati dal Console nel corso della sua carriera diplomatica e dei suoi numerosi viaggi, testimoniati anche dal baule diplomatico, sul quale si riconoscono ancora le cifre, i timbri e i sigilli, apposti ad ogni trasferimento.
Il visitatore può così considerare, da un’altra prospettiva, diversa ma complementare, il laboratorio erudito di Cesare Poma, osservandone innanzitutto l’inesausta perizia nel raccogliere da ogni tipo di fonte possibile informazioni relative alla onomastica italiana. Una attività cui si dedicò per molti anni, redigendo, da vero studioso, minuscole schede, su carta bianca ma anche colorata o di riuso, che recano l’attestazione onomastica, la sua datazione e provenienza geografica, e la fonte da cui è tratta. In modo tutto particolare erano i necrologi a interessare Poma, perché dal suo punto di vista rappresentavano una formidabile schedatura già eseguita di cognomi italiani: bastava ritagliarli, barrare il testo, lasciando leggibili il cognome del defunto e magari la località di morte o di tumulazione.




Monete dal Medagliere di Cesare Poma, collezione Guagno. ©Biblioteca Apostolica Vaticana
Il medagliere Poma
Insieme con oggetti e carte, un preziosissimo medagliere cinese, che contiene parte della raccolta numismatica giunta in Vaticana come dono di suo cugino Enrico Guagno: oltre 800 pezzi, datati dal 2356 a.C. (secondo la cronologia locale) al nostro 1875. Appassionato della materia, aveva un approccio non solo da collezionista di cimeli o souvenir, ma come testimonianza da conservare e da indagare, di un oggetto di studio, cui egli si sarebbe dedicato specie negli anni del ritiro a Biella, approfondendone la conoscenza e divulgandola per i canali del mondo accademico italiano.
Oltre alle monete, sono conservati amuleti di vari periodi, tra i quali si distinguono alcuni di carattere religioso: uno con il dragone e la tigre, al dritto, e la raffigurazione di una divinità taoista e la preghiera beneaugurante Che tutti gli dei malvagi si allontanino, al rovescio e uno con la raffigurazione, al rovescio, di Zhang Guo Lao, uno degli otto immortali, rappresentato nell’iconografia tradizionale di vecchio che cavalca alla rovescia il suo mulo bianco. Completano la serie degli amuleti alcune pseudo monete con la raffigurazione del cavallo al rovescio. Quest’ultime, diffuse durante la dinastia Song (960-1279), erano gettoni utilizzati nel gioco da tavolo chiamato Da Ma.
Il console saluterà infine i suoi ospiti mostrando loro il proprio album personale, un volume rilegato in pelle nel quale il proprietario ha riunito le più varie testimonianze di vita, eterogenee per natura e provenienza, tipologia e aspetto, ma convergenti tutte a formare e restituire il complesso profilo di un uomo che fu certamente un diplomatico di professione e uno studioso per passione, ma anche un amante del teatro, un raccoglitore di oggetti, un viaggiatore infaticabile, un appassionato di fotografia e, assai probabilmente, un inguaribile bon vivant.