Il prestito di Gallerie d’Italia

È bastato illustrare ai responsabili delle collezioni d’arte di Intesa San Paolo, e poi a quelli del patrimonio delle Gallerie d’Italia, il concetto e il percorso espositivo della mostra En route, perché scattasse l’associazione, e un’opera venisse individuata tra le migliaia che compongono quella collezione. Che si rivelasse quasi da sola, dapprima ai responsabili della raccolta, che l’hanno proposta, e poi ai curatori vaticani, che l’hanno accettata in prestito e posta a conclusione-richiamo del racconto di En route.

Mappa di Alighiero Boetti nel Salone Sistino della Biblioteca

La Mappa di Alighiero Boetti è un ricamo su tessuto di 116 x 179 cm, realizzato nel 1984, in cui la geopolitica del mondo è rappresentata mediante la colorazione delle singole aree nazionali con la rispettiva bandiera a formare un intricato groviglio cromatico sul placido fondo blu del mare che circonda omogeneo la frammentarietà dei continenti. Un espediente, quello dell’associazione tra territori nazionali e bandiere, che permette una prospettiva inedita, che prescinde da indicatori culturali, economici o demografici, ma misura l’estensione degli Stati con esiti niente affatto scontati: chi si aspetterebbe che Canada e Danimarca siano tra i più estesi Paesi del mondo? Che l’enorme Africa sia così frammentata? Che tra Russia e Cina l’Asia sia bell’e fatta? Come si è già considerato per Kristjana S Williams, l’artista, alle prese con planisferi e carte, ha il potere di proporre letture inedite dei dati più comuni e ai quali siamo più usi.

La tecnica e le circostanze di questa Mappa, come di molte altre proposte da Boetti a partire dal 1971, hanno analogie stringenti con l’installazione site-specific di Maria Grazia Chiuri e Karishma Swali e realizzato dalla Chanakya School of Craft per la Sala Barberini, in cui le donne hanno la possibilità di accedere a una abilità e a un mestiere abitualmente esercitato da soli uomini, fa da pendant questa carta ricamata in Afghanistan, tra Kabul e Peshawar, anch’essa da mani femminili che, secondo la precisa volontà dell’artista, avevano l’effetto di rendere meno statica e chiusa l’immagine della carta, facendone un’opera già dal punto di vista materico vibrante di vita, instabile e soggetta a evoluzione. Così come lo sarebbe stata nel corso degli anni, quando con la produzione di Mappe ricamate Boetti seguì le grandi tappe della tumultuosa evoluzione geopolitica degli anni Settanta e Ottanta.

Una geografia, la sua, che recupera la dimensione di instabilità che la storia umana le conferisce con potenza e che ognuno dei creativi in mostra ha a suo modo declinato e ribadito: Jovanotti con approccio festoso e pieno di fiducia, pronto a coglierne gli aspetti positivi e generatori di novità, Kristjana S Williams additandone le possibilità di sviluppo più recondite e inattese, sospesa tra psicanalisi e fantasia, Maria Grazia Chiuri indagandone i rimandi e le analogie da una parte all’altra del globo, seguendo il filo rosso delle abilità e degli usi tessili e artigianali. Ancora fili, dunque, trame e punti, che tornano e si compongono in maniera specifica nella Mappa di Boetti, che suggella questo nostro lungo viaggio.