Lorenzo e Jovanotti, due entità della stessa anima dell’artista Cherubini, il cui confine non è tracciabile; essi si mescolano e traggono l’uno energia dall’altro, si nutrono l’uno dell’altro. Quante canzoni, nella lunghissima carriera di Jovanotti, sono nate grazie a un viaggio di Lorenzo e quanti viaggi sono frutto del desiderio di conoscenza, contaminazione, ispirazione del musicista? Lorenzo parte, vive insieme ai popoli che incontra, ne ascolta le voci, ne carpisce i suoni, i respiri e li trasforma in testo, musica, suggestione.
A lui è stato affidato il compito di inaugurare il percorso espositivo fin dallo scalone d’ingresso che per l’occasione si trasforma; non assolve più alla sua funzione di condurre gli studiosi verso sale in cui ordine e silenzio sono le principali e imprescindibili caratteristiche. Lorenzo Cherubini sovverte e stravolge questo equilibrio e invita il visitatore a entrare, lasciare ogni aspettativa legata alla fruizione alla quale questi ambienti sono preposti e pensati, e perdersi completamente.



Cos’è il viaggio se non un’esperienza immersiva ed emozionale, ancor prima che antropologica e turistica nel senso stretto del termine? Un invito a perdersi, spegnere i gps e abbandonare ogni immagine proposta in maniera sempre più massiva dai social network e da quei turisti che cercano più la meta da fotografare e postare, che scoperte da condividere.
Varcando la soglia della Biblioteca si percorre in salita la scalinata, come in sella a una bicicletta su un sentiero di montagna: non si vede la cima, il traguardo resta in secondo piano, e lentamente ci si gode il viaggio alla scoperta di un Lorenzo Jovanotti inedito, un’artista eclettico, curioso del mondo, che condivide per la prima volta tutte le sue passioni.
Il viaggio, prima di tutto, proprio all’ingresso, con la sua bicicletta Hippogriff Adventure, che come la creatura leggendaria, è l’unione di componenti diversi, creata su misura per lui; la musica, rappresentata da una chitarra dai colori sgargianti e un “Viva la libertà” sul fianco, come invito e monito, e da una grande mirror-ball da discoteca, che per l’occasione diventa mappamondo, progettata e realizzata insieme con lo storico compagno di viaggio Sergio Pappalettera; i libri, che legge in quantità, consiglia e condivide e che oggi, in una selezione ad hoc, si potranno vedere e fotografare, per prenderne nota.
Lorenzo artista: il Giornale di bordo
I suoi racconti di viaggio popolano le pareti in quella che è una testimonianza fra le più sorprendenti dell’essere eclettico e curioso: sfilano una dopo l’altra le pagine di un vero e proprio Giornale di bordo, sul quale, sovvertendo la maniera stessa di utilizzarlo, ignorando righe, spazi e suggerimenti, Lorenzo traccia non solo le strade percorse, ma le sue passioni, i personaggi che sono da sempre un suo riferimento nel mondo, riflessioni e suggestioni. Nato nell’agosto 2024, appositamente per questa mostra, racconta l’esperienza di Lorenzo in questo nuovo viaggio “En route”, in cammino con la Biblioteca Vaticana. Immancabile fra questi disegni, uno “spirito guida” che da sempre lo affascina e ispira: Alexander von Humboldt, scienziato esploratore che vide nel viaggio un’occasione per condurre ricerche di ogni tipo e che in questo caso viene ricordato con alcune tavole tratte da una delle sue opere più famose: Plantes équinoxiales recueillies au Mexique […], custodito nel fondo Stampati Chigi (Stamp. Chig. S.377) della Biblioteca.
I disegni
I tratti a pennarello nero del Diario non sono l’unica espressione di una propensione all’arte figurativa di Lorenzo; il padre lo immaginava pittore, come Michelangelo, e lui ha preso tempere e pennarelli e ha realizzato per questa mostra una serie di disegni tracciati su grandi cartine geografiche, in una personalissima interpretazione della geografia che diventa Jova-grafia, e di opere botaniche ispirate a Von Humboldt.



Megamix
In tutto il percorso, il visitatore è accompagnato da una installazione sonora inedita, realizzata con il dj producer e sound engineer Fresco (per scaricare e ascoltare la traccia completa clicca qui). Lorenzo Cherubini la presenta così: “Ho immaginato un viaggio sonoro, come se questa stanza fosse un’astronave, una bici, un cassone di un camion che si muove attraverso suoni che ho attraversato negli anni, inventandoli, componendoli, ascoltandoli, sognandoli, esplorandoli. È musica, frammenti di canzoni, ricordi sonori, pezzi di racconti, tutto in movimento e mai uguale”.
I toran
E visto che da qualunque viaggio, alla fine, si torna a casa, Lorenzo chiude lo spazio dedicato a lui con tre ideali porte aperte, spalancate, tre toran, realizzati da Maria Grazia Chiuri, Karishma Swali e la Chanakya School of Craft. Toran che riprendono i portali tradizionali attraverso i quali si accede ai templi indiani e alle abitazioni e invitano alla scoperta del mondo e di sé: il più grande, una narrazione non razionale dei luoghi visitati, una geografia artistica di grande impatto, e gli altri due ispirati ad alcuni manoscritti musicali custoditi in Biblioteca.
