In dialogo con Kristjana S Williams – Leroy e Papillaud

La pittura del Nordeuropa, soprattutto la pittura fiamminga, non può essere letta nello stesso modo in cui si legge la pittura italiana. Mentre la lettura di un quadro italiano deve passare dall’insieme al particolare, per un quadro nordico bisogna adottare il procedimento opposto: cominciare a leggere il particolare per passare poi all’insieme.

Sono queste parole, con le quali Federico Zeri insegnava a interpretare la produzione artistica nordeuropea del Quattrocento, a tornare alla mente, quando ci si affacci sulla produzione di Kristjana S Williams.
Ogni suo lavoro si sottrae al tentativo di una presa complessiva; si rivela inafferrabile. Se ne possono cogliere i colori, l’atmosfera forse, certi macro-dettagli, ma l’insieme sfugge inesorabilmente. Tutto sta nei particolari, di cui sono disseminate, e finché non ti metti a raccoglierli, uno per uno, come briciole di senso, non ti sarà possibile accedere a una comprensione complessiva e profonda.

I particolari diventano la chiave attraverso la quale si varca la soglia del sensibile, di quello che si vede. Li si riconosce subito, questi dettagli, perché non quadrano con l’esperienza o con il senso comune. Sono innesti che non si danno in natura: quadrupedi con la cresta, pesci che volano, coppie di cacatua sulphurea e galerita avviluppati in eleganti kimono di seta, altezzosi cervi coronati da ali di farfalla, uccelli che volano grazie a mani incrociate che ne imitano la posa e il movimento delle ali. Leopardi ingentiliti da complicate acconciature vegetali, bambine dagli occhi fioriti, un drago col becco, tronchi occhiuti e dispettosi, architetture che sfidano la gravità.

Il viaggio di Leroy e Papillaud

La mappa dei viaggi di Leroy e Papillaud, creata da KS Williams
Kristjana S Williams, En route

Una grande mappa, rihissima di dettagli, racconta il «giro intorno al mondo senza un soldo» che Lucien Leroy e Henri Papillaud intrapresero dal 1895 al 1898, un planisfero, immerso nella calda luce del tramonto, e vigilato dallo sguardo autoritario e sornione di due ghepardi sospesi ciascuno al proprio esuberante pallone aerostatico. Si riconoscono gli emblemi di molte delle località visitate, specie quelle in cui fu loro possibile redigere, comporre e stampare un numero di En route, per esempio a facciata dell’Hephaisteion di Atene, la Torre della Tartaruga, la piramide messicana del complesso monumentale di Chichén Itzá nello Yucatán fra i tantissimi. Non può mancare la bicicletta a forma di gallo, che ben rappresenta la fierezza di Francesi in giro per il mondo e sul margine inferiore del tableau e nella mongolfiera che sorvola l’Oceano Pacifico trainata ancora da due emblematici coq e con, al posto del cestello, un’invitante forma di Gruyère de France

Ricca di simboli, la mappa rappresenta un’occasione per il visitatore di cimentarsi in una caccia al tesoro artistica e riconoscere, per esempio, in un bizzarro mezzo di trasporto, per metà terrestre e per metà aereo, sicuro e leggerissimo, due pezzi innestati dalla fervida visionarietà di Williams, provenienti dall’apparato iconografico-illustrativo del Nouveau Larousse illustré

Il viaggio in Messico di Leroy e Papillaud illustrato da Kristjana S Williams
Kristjana S Williams, Equatorial Tapestry

Oltre all’itinerario dei due giornalisti, è in questa mostra che, per la prima volta, vengono esposte le testimonianze superstiti di quel viaggio appassionante e avventuroso: i numeri 9, 10 e 14 del giornale En route, conservati in Biblioteca nel fondo Poma Periodici. Sono le copie stampate a Saigon, Hanoi e Città del Messico, che fu l’ultimo a uscire e pertanto ricapitola tutto il viaggio a favore di abbonati e lettori, fornendo un resoconto complessivo anche in lingua inglese e spagnola. 

Ognuno dei giornali è esposto insieme con – e “raccontato” dalle – opere di Kristjana S Williams: mappe popolate da una fauna fantastica e sconosciuta (felini dagli occhi a chiocciola, montoni con ampie frange sulla fronte, tartarughe carenate, scimmie e iguana fioriti, fenicotteri baroccheggianti e farfalle piumate), diorami con biblioteche e ambienti storici invasi da animali e piante, come mai è accaduto di vedere, mappe-bolla tra le quali si muovono avveniristici mezzi di trasporto, ma anche bussole, sestanti e astrolabi per la navigazione, mani che appuntano cose viste e orologi che volteggiano nell’aria ricordando la necessità di prendersi tempo e sostare davanti alle cose, senza lasciare che lo scorrere delle ore deturpi e impoverisca le nostre esperienze vitali.

Continua: Il mondo femminile nel XIX secolo