Elizabeth Bisland

Elizabeth Bisland

Nome: Elizabeth
Cognome: Bisland, in Wetmore
Nascita: Fairfax, 11 febbraio 1861
Professione: giornalista presso la testata Cosmopolitan.

Saputo dell’imminente partenza di Nellie Bly, il direttore della sua testata la convoca alle 10.30 del 14 novembre 1889: «Al mio arrivo, l’editore, nonché direttore, della rivista mi chiese se avrei accettato di lasciare la sera stessa New York per San Francisco e da lì intraprendere il giro del mondo, cercando di completare il viaggio in uno spazio di tempo assurdamente inadeguato». Battere il record di Nellie Bly, questo l’obiettivo.

La sera stessa del 14 novembre 1899, giorno in cui anche Bly avviava il suo viaggio, Elizabeth parte da New York, ma in direzione opposta, puntando cioè verso San Francisco. Ha con sé un baule da nave di buone dimensioni, una grande borsa Gladstone e una tracolla. 

Sale su un treno postale rapido con un solo vagone letto e scompartimento privato del direttore generale, che viene inaugurato proprio con quel viaggio e che le permette di guadagnare un giorno di vantaggio sui tempi abituali di percorrenza arriva a Oakland, da cui si imbarca per San Francisco, dove, dopo la sosta di una notte, il 21 novembre, inizia il suo viaggio in nave alla volta del Giappone.

Adolphe Philibert, Dubois de Jancigny, Japon, Indo-Chine, Empire Birman (ou Ava), Siam, Annam (ou Conchinchine), Péninsule Malaise […], Paris, Firmin Didot frères, 1850 ©Biblioteca Apostolica Vaticana

Da Hong Kong, si imbarca sulla Oceanic White Star della British White Star Line della Occidental & Oriental Steamship Company (O&O) verso Ceylon. Il 1 gennaio 1890 parte diretta a nord, fa tappa dapprima al Golfo di Aden poi a Port Said e infine a Candia. Il 16 gennaio Elizabeth sbarca a Brindisi, dove prende il treno inglese che attraversava Italia e Francia per riportare a casa i passeggeri P&O con cinque giorni di anticipo sulla posta indiana e australiana. Era un treno postale con carrozza passeggeri, riservato agli inglesi e abitanti delle colonie, in assenza dei quali potevano salire anche altri. Si dirige a Parigi, perde la nave Transatlantique che aveva già lasciato Le Havre (in realtà, si era trattato di un equivoco perché la nave l’aveva attesa per ore), riesce, con qualche giorno di ritardo a passare la Manica, arriva a Dublino e a Queenstown si imbarca sul Bothnia alla volta degli Stati Uniti. 

Il 30 gennaio 1890 arriva a Staten Island, e descrive così il suo attracco: «La nave scivolò nel molo. Riuscii a vedere i volti felici dei miei amici sulla banchina. Il mio viaggio era finito. Avevo fatto il giro del mondo in settantasei giorni».

Dal romanzo della stessa Bisland, Un rapido giro del mondo. In 7 tappe. Romanzo (tr. it. R. Cavalieri, Bologna 2023), si traggono dettagli in merito al bagaglio e allo spirito che animò il suo viaggio e la sua esperienza di donna viaggiatrice in solitaria: «Riuscii a compiere il viaggio con due abiti di stoffa, una mezza dozzina di corpetti leggeri e un abito da sera in seta, ma avrei potuto benissimo portare tutto il mio guardaroba invernale e gran parte di quello estivo. Fortunatamente ebbi l’accortezza di prendere molti spilli e forcine per capelli». «Durante il viaggio, varie aggiunte necessarie al mio guardaroba avevano ampliato talmente tanto il contenuto del mio piccolo baule che solo un accurato imballaggio e l’enfatica seduta mia e della cameriera l’avevano indotto a chiudersi del tutto».

Questione femminile: Elizabeth Bisland racconta: «Ero una giovane donna, completamente sola, che compiva una cosa alquanto vistosa ed eccentrica, eppure durante l’intero viaggio non ho mai incontrato altro che la più squisita e immancabile cortesia e premura; e non mi sarei potuta sentire più al sicuro o più felice se fossi stata una principessa con un gremito seguito. Credo che il fatto che una donna sia maggiormente protetta proprio quando non lo è, sia molto lodevole per ogni civiltà, in tutte le parti del globo percorse». 

Continua: Annie Londonderry